lunedì 19 marzo 2012

La panchina dei pazzi

Michele dice che sei bella quando sali le scale e cerchi oltre l'ultimo gradino.
In Piemonte si cade e si muore per un buco nella montagna, e le capriole al freddo della tua felpa con il cappuccio e con i buchi, che dentro ci passano i treni, che dentro c'infilo le dita.
Michele dice che sei pazza e ti vesti di sguardi, mentre sali le scale e cerchi oltre l'ultimo gradino.
Il petrolio dei pazzi che cola dalla panchina, il petrolio che bevo a singhiozzi. 

domenica 29 gennaio 2012

Apricot Boulevard, Domenica 29/1

Idee, sono solo idee, e alle idee servono gambe, gambe forti, che vanno anche piano, ma vanno e non si stancano, gambe da fondista, gambe da scalatore.
E quando trovano gambe le idee non le fermi.
Non puoi dire: "Ehi tu, idea, ferma! Dove vai? Torna qui!"
Le idee trovano gambe e trovano mani, mani che costruiscono, che impilano, che ordinano, mattone dopo mattone, piano dopo piano, e crescono, e si fanno casa, condominio, castello, fortezza.
Erano solo idee ed ora sono città, sono nazioni, sono popolo, sono pensiero pervadente e indistinto, sono res.
Erano solo idee, e ora siamo tutti fottuti.

 

mercoledì 11 gennaio 2012

Jolly Bar

Quadri verdi piccoli, e bianchi uguali mentre pisci.
Non c'è nulla di romantico in un uomo sbronzo che gioca soldi al videopoker. 
Chiama il giro e paga il prossimo. 
Non c'è nulla di romantico e denti meno veri mentre affoghi tra i bicchieri. 
Ho mutilato due sogni, di ritorno sull'A4, il primo mi somiglia, 
il secondo sorrideva controvoglia.

domenica 25 dicembre 2011

Apricot Boulevard, Domenica 25/12


Nevicano renne, qui su Apricot Boulevard. E Vittorio prepara il barbecue

L'uccisione di Babbo Natale
Dolly del mare profondo, figlia di minatori,
si leva le scarpe e cammina sull'erba
insieme al figlio del figlio dei fiori.
E fanno la solita strada fino al cadavere del grillo,
la luna impaurita li guarda passare
e le stelle sono punte di spillo.
E mentre le lancette camminano
i due si dividono il fungo e intanto mangiando
ingannano il tempo ma non dovranno ingannarlo a lungo.
Infatti arriva Babbo Natale,
carico di ferro e carbone,
il figlio del figlio dei fiori lo uccide
con un coltello e con un bastone.
E Dolly gli pulisce le mani con una fetta di pane,
le nuvole passano dietro la luna
e da lontano sta abbaiando un cane.
E la neve comincia a cadere,
la neve che cadeva sul prato
e in pochi minuti si sparse la voce
che Babbo Natale era stato ammazzato.
Così Dolly del mare profondo
e il figlio del figlio dei fiori si danno la mano
e ritornano a casa, tornano a casa dai genitori.
[F. De Gregori]

giovedì 22 dicembre 2011

Apricot Boulevard, Giovedì 22/12

Su Apricot Boulevard oggi ho scoperto una cosa. Noi non odiamo il Natale, o compleanno di Gesù come si chiama qui, noi odiamo la gente che ama amare il Natale, e per questo rompe i coglioni a tutti. Spiego. Questa mattina io e Vittorio siamo andati a guardare le donne grasse che sudano in piscina, quelle che sudano di brutto, che le gocce perlate sulla fronte non sono schizzi d'acqua, ma sudore proprio, stille di fatica. Vittorio si diverte molto e dato che io non ho mai nulla da fare, qui su AB, l'ho accompagnato. La cosa che più lo diverte è vedere tutte queste signore, rosse paonazze, con la cuffia mezza spostata e con un tubo galleggiante sotto il culo ansimare e implorare pietà mentre a bordo vasca una baccante sadica e delirante le sprona a faticare e faticare, a sudare e sudare. Vittorio ride e mi dice: "Le donne sono incredibili, ma perché non la tirano giù in acqua e l'affogano sta stronza?". Per vederle meglio scendiamo in piscina pure noi, agghindati di tutto punto, con costume, cuffia e occhialini, quest'ultimi fondamentali per godersi sott'acqua lo spettacolo dei culoni esausti che si agitano senza tregua. Per onestà devo dire che dopo dieci minuti mi ero già rotto le palle, così lascio Vittorio in prima fila a godersi l'avanspettacolo e me ne vado nel loggione a farmi qualche vasca. Chiuso il sipario, accappatoio, doccia e a farci compagnia pelose chiappe bianche e uccelli ostentati proprio a fianco del cartello - Vietato farsi la doccia senza costume - (faccio segno a Vittorio di non dire nulla che non voglio casini), ancora accappatoio e poi a rivestirsi. Mentre cerco di capire il verso giusto per infilarmi la maglia sento canticchiare: "Gingol bell, gingol bell, gingol gingol beeel, nananaa nananaaaaa, na na na na naaaaa...". Negli spogliatoi risatine sotto i baffi e sguardi complici, il tizio effettivamente suscitava qualche ilarità. Vittorio si stava già agitando. Il tizio inizia a spogliarsi sempre canticchiando e sorridendo di rimando a chi lo guarda interrogativo. "Gingol bell, gingol bell, gingol gingol beeel, nananaa nananaaaaa, na na na na naaaaa...". Vittorio si gratta le mani. Il tizio, oltre che amante del compleanno di Gesù, è pure raffreddato, così prende un fazzoletto e si soffia il naso, senza smettere il ritornello: "Ff ff fffffffffhhhhh, ff fffffffffffffhhh, f f f f ffffffffffffffhhh....". Il vaso di Vittorio è traboccato, si avvicina al tizio e gli sorride, quello sorride di risposta e poi è un attimo: Vittorio parcheggia una testata secca e d'inaudita violenza sul naso smoccoloso del tizio che in pochi secondi si ritrova la faccia coperta di sangue, a quel punto Vittorio lo solleva di forza e lo chiude a chiave in un armadietto. "E adesso chiedi a Babbo Natale di venirti ad aprire, stronzo!". Applausi generali ed euforia, Vittorio viene portato in trionfo fuori dallo spogliatoio, condottiero e nostro duce che ci liberi dalle pastoie delle feste comandate. Io lo seguo sorridendo, siamo fatti così, qui su AB.
Oh, e un'altra cosa che odiamo sono le persone che dicono e scrivono "bla bla bla non ha prezzo, per tutto il resto c'è Mastercard" credendo di essere simpaticamente originali, e ancor di più quelli che oramai omettono Mastercard e se ne escono con frasi del tipo "passare un pomeriggio in compagnia della mia amica Anna non ha prezzo". Ma questa è un altra storia.

martedì 13 dicembre 2011

Apricot Boulevard, Martedì 13/12

Su Apricot Boulevard oggi è arrivata Santa Lucia, Esseelle come la chiamiamo noi. Vittorio che è molto cinico e pragmatico, binomio pericoloso e divertente al tempo stesso, ha detto: "Tanto non ci vede un cazzo, rubiamole il carretto e mettiamo su un bisness!!". E così è stato. Dieci grammi di carbone 12 euro. C'è crisi, anche qui su AB.

lunedì 12 dicembre 2011

Apricot Boulevard, Lunedì 12/12

Su Apricot Boulevard oggi è il mio compleanno. Qui i giorni come questi sono delle enormi bolle di sapone, basta solo avere ventiquattrore di pazienza, e poi tutto esplode e si ritorna alla normalità, alla sincerità. Non bisogna mai fidarsi delle cose che vengono dette nei giorni come questi, almeno qui, io parlo per AB, del resto non so. Oggi Teresa ha pianto un oceano blu dagli occhi verdi, perché il suo migliore amico ha traslocato, stufo di questo posto, così diceva lui. Quando qualcuno se ne va via si è sempre tristi qui, ma non tristi fino in fondo, perché nel fondo si è anche felici, perché c’è più spazio per noi e per qualcuno di nuovo che vorrà arrivare. Ovviamente non vale per Teresa, che oggi, il giorno del mio compleanno, ha perso il suo migliore amico. A mio parere il vero problema è che qui il Lunedì ogni ristorante fa chiusura, credo sia per questo che l’amico di Teresa l’abbia lasciata sola. Che poi noi ci chiediamo: ma come sola? E il marito? E il suo cane? E l’amante? E le amiche? Mah, una cosa però la sappiamo tutti, qui su AB: le cose importanti noi le capiamo dopo, anzi tardi, e se siamo troppo incazzati, orgogliosi o tristi per pensarci, allora andiamo fuori a cena, sempre che non sia Lunedì. Un'altra cosa snervante qui, oltre alla mancanza di burro di cacao, è il tempo, mai a sufficienza quando ti diverti e sempre sovrabbondante quando stai male, che tutto vorresti avere fuorché del tempo che ti avanza, chiedete a Teresa.

domenica 4 dicembre 2011

Duedodici

Gli occhiali appoggiati al vetro che tra le labbra ti cerco un segreto, se hai amore, e il latte che bevi, se vuoi quello che devi. Sceglierò, se vorrai, di essere il tuo futuro anteriore, la prima parola e l’ultimo odore.


lunedì 31 ottobre 2011

Della rima d'amore, cuore, sommozzatore

Ridere con te è come scartare i regali un giorno prima di Natale, come entrare dal fornaio all'alba, come soffiare coriandoli in piazza a Carnevale, come una doccia calda dopo aver preso pioggia tutto il giorno, come farsi un orecchino di ciliegie rosse e profumate, come impastare una torta con le mani, ridere con te è il mio talento migliore, come infilare il naso dentro il tuo cuore, come un sommozzatore.

lunedì 19 settembre 2011

Granita al Palazzo Failla

Al caffè del Palazzo Failla la miglior granita della mia prima Sicilia, un morbido denso aromatico caffè puntinato di ghiaccio e schiuma. Una brioscia co' tuppu a farle compagnia, cicciosa, brunita e soffice, zuccherina e sapida quanto è giusto.
Ricordo la signora in rosso, che scoprimmo francese, fumare sigarette per colazione e forse divertirsi nel farci venire il torcicollo.
Marta ora dorme e mi sembra una granita, o forse finge e mi guarda scrivere, o forse è troppo stanca per fingere; credo di doverle delle birre, o forse delle scuse.

venerdì 12 agosto 2011

La lunga estate di Claudia

Adesso cosa te ne fai di tutti questi giorni, di tutto questo tempo?
Ridi forte con le amiche di una sera, bevi forte, ridi e bevi più forte che a coprire il rumore che ti fa la solitudine ce ne vuole altrettanto, ed è tanto.
Il ragazzo ti ha macchiato della sua foga il vestito nuovo, mentre si puntava serio sulle gambe molli e ubriache, e ti sei sentita stupida, che non volevi nemmeno essere lì, nemmeno con lui. Lavalo domani, di nuovo, il vestito nuovo, prima che lo annusi tua madre.
Lava tutto Claudia, il vestito, i tavoli, il bancone, i posacenere, i libri, le parole, la mia faccia, lava tutto, che tutto si secca nella lunga estate.
Smettila di guardarmi come se fossi l'unico a capirti, non ti sopporto.
Portami un'altra birra Claudia.

venerdì 5 agosto 2011

Vademecum Estate '11

- da leggere -
1. A. Penacchi, Canale Mussolini
2. C. Palahniuk, Soffocare
3. G. Garcia Marquez, Vivir para contarla
4. M. Lugli, L'isitinto del Lupo
5. J. L. Borges, Narraciones

- da bere -
1. Gin tonic: tumbler alto, ghiaccio spaccato grosso a riempire, 3 parti Tanqueray gin, 7 parti acqua tonica, 4 lacrime di angosutra, scorza di limone grattata, 1 fetta di lime.
2. Radler: 1 parte limonata gassata, 1 parte birra lager chiara, 1 fetta di limone.

- da ascoltare -
1. I. Sangalo, Mtv Ao Vivo 2004
2. F. De Andre, Vol.8

- da consultare -
www. fcinter1908.it

- da non dimenticare -
.......


giovedì 28 luglio 2011

Già la pioggia è con noi

Già la pioggia è con noi,
scuote l'aria silenziosa.
Le rondini sfiorano le acque spente
presso i laghetti lombardi,
volano come gabbiani sui piccoli pesci;
il fieno odora oltre i recinti degli orti.

Ancora un anno è bruciato,
senza un lamento, senza un grido
levato a vincere d'improvviso un giorno.
[S. Quasimodo]

domenica 24 luglio 2011

Il nostro angolo

Il lago è freddo e le nubi grosse lo lavano indaco e lo asciugano ceruleo.
Avremmo potuto dormire per mesi, poi svegliarci, amarci, dormire, svegliarci, baciarti il sorriso ancora, la schiena ancora, gli occhi ancora.
Dalla finestra che da sulla scala stretta, un'ombra di luce azzurrina crescere, a ricordarci che il sole non aspetta ed è già oggi.
Prepari il caffè e aspetto fermo, il tuo bacio, che ci diciamo incerti, l'ultimo.

martedì 19 luglio 2011

Caterina

Caterina mi ricuce il cuore, con fili di vino bianco e un ago di tabacco.
Oggi sono tristissimo e solo, e Caterina balla per me, sul tavolo di legno, fra i bicchieri a metà e la bottiglia condensata di freddo.
Caterina, ride e parla con tutti, per la strada vecchia e nei vicoli umidi e ombrosi che mandano odore di pioggia.
Caterina mi siede accanto fumando, sotto l'ombrello nero, sugli scalini stretti e corti che degradano a lago, che oggi l'estate è distratta, e lei è il mio rifugio.
Caterina m'addormenta il cuore, sotto coperte di vino bianco, sopra un cuscino di tabacco.

domenica 17 luglio 2011

Isola di San Biagio

Un'isola piccola, a mollo nel basso Benaco che la corona di acque terse e tiepide, agghindata a cipressi alti, più verdi, meno verdi, a seguire il taglio di luce dalle nuvole sopra, che a capriccio nascondono il sole, più caldo, meno caldo, cespugli bassi di oleandro e suffruticose fiorite, un prato all'inglese scarmigliato e panche calde di legno verniciato sbriciolate di focaccia e cerchiate da boccali di birra leggera e fresca.
Il marinaio d'acqua dolce ci accompagna verso riva al ritorno dal pomeriggio, raccontando bugiardo e con mestiere le imprese, che dice salvifiche, del suo gozzo pigro e gorgogliante.
La turista sciocca cerca equilibrio per fotografare i figli annoiati e bruciacchiati dall'estate, e mi viene da pensare che le passioni non possono essere rimandate o tradotte, che volerti è stato naturale, ma smettere mi complicherà il sorriso che devo al marinaio mentre tiene stretta e ferma la cima bagnata, per farci saltare sul molo.

giovedì 14 luglio 2011

L'inventore

"Usa questa tua dote per inventare qualcosa per non farci mancare..."
"...per te posso inventare storie, racconti, strappi di vita, posso inventarti giornate fiorite di gonne e profumi, o tristi di pioggia e tazze di thè, inventarti attimi fermi di noia e caldo, o freschi e leggeri di brezza salmastra, posso inventarti ore fragorose di risate che scaldano il cuore e t'indolenziscono gli zigomi, ore cieche di passione, di unghie e di sudore, posso inventarti mattine di occhi stropicciati e sorrisi stupidi nel tepore di lenzuola lievi, pranzi pomeridiani silenziosi di parole e rumorosi d'intimità, posso inventare la Bastille presa domani, che oggi ci siamo chiusi dentro noi a tenerci stretti, sdraiati sopra la polvere da sparo che è nostra soltanto,
posso inventarti nuvole uguali sotto cieli diversi e lune diverse sopra cieli uguali, posso inventarti libri tranquilli e sonnolenti, o poesie inquiete e feroci, che non riesci a finire. Questo e ancora posso inventare, ma più invento e più sfuma il confine tra invenzione e realtà, e più aumenta la distanza tra anelare e vivere".

domenica 3 luglio 2011

Il ladro

Rubare piccoli momenti di vita e d'amore, quando hai la fortuna di sentirla passare e di vederlo, rubarli senza essere scoperto, senza distrarti, che sono un attimo e poi non tornano, come quando sgrani tra le mani un pugno di farina.
L'odore forte di olio e carne che cuociono sul fuoco.
Tuo padre che mi parla del vino mentre gioca con un anello d'oro che porta al collo.
La delicatezza vergognosa di tua sorella che mi risponde voltandosi a cercarti.
Lo specchio del bagno che ti riflette al mattino, nel freddo assonnato e secco di montagna.
Una piccola stella sopra i tuoi seni.
E me ne sono andato, con silenziose gocce di pioggia a bagnarmi il vetro, e le dita ancora sporche e profumate di mirtilli.

martedì 28 giugno 2011

BaR Giulia

E poi un giorno successe, così, all'improvviso. Successe che R smise di parlare. Non è che fosse diventato muto. Non è che si fosse ammattito. Semplicemente non aveva più nulla da dire. Sua madre se ne era fatta una ragione. Sua moglie lo aveva lasciato, dopo l'ultimo esaurimento nervoso. Sua figlia riceveva trimestralmente i soldi per la retta dell'università più un piccolo bonus per libri e spese quotidiane, e non si preoccupava d'altro. In fondo sembrava che al mondo non interessasse poi tanto che R non avesse più nulla da dire. E R sembrava non interessarsi del mondo. Lo si poteva vedere con una biro in mano, mattino, pomeriggio e sera, guidarla sui fogli bianchi del suo taccuino in pelle, seduto al tavolino sgangherato di legno verde fuori dal Bar Giulia, tutti i giorni della settimana. Tranne il Martedì. Alcuni dicevano che sul suo taccuino scrivesse poesie per B, suo unico e vero amore, conosciuta in un pomeriggio di vento furioso a Trieste, in Piazza Unità d'Italia, mentre cercava di fotografare il golfo, con il cavalletto che gli volava da tutte le parti e i capelli neri di B che facevano capolino in ogni scatto. Altri dicevano che disegnasse a tratti veloci e imprecisi la silhouette di B, il suo cane di quando era ragazzo, un elegante e fedele setter irlandese che amava il frisbee ma che aveva la sua vera passione nelle ciabatte di cuoio di R. Infine c'era chi diceva che scarabocchiasse e basta, senza alcun senso apparente, e le uniche cose che si riconoscevano, in quel groviglio caotico di ghirigori, linee, virgole, vortici e curve d'inchiostro, erano delle piccole B, a bordo pagina.
Martedì della settimana scorsa, restammo tutti stupiti nel vederlo presentarsi di buon ora al Bar Giulia. Sembrava diverso dal solito, sembrava più felice, o meno rassegnato, non saprei. Aveva come una luce in fondo agli occhi, la stessa che hanno i ragazzi al rientro a scuola dopo le vacanze estive, una sorta di vergognosa paura e di eccitazione insieme. Ordinò un toast al formaggio e una spremuta d'arancia, senza parlare ovviamente, ma tamburellando allegro sulla lista unta e ingiallita dal sole. Pagò l'ordinazione, uscì dal Bar Giulia, si voltò verso di noi e sorrise, prima di superare il tavolino di legno verde e sparire in fondo alla via. Alcuni dicono che avesse deciso di andare a cercare B, conosciuta a Trieste in un pomeriggio di vento furioso, suo unico e vero amore. Altri sono della stessa idea. Non lo vedemmo mai più.

sabato 18 giugno 2011

Piccole cose

"Che hai da guardare?"
"Come?"
"Dico, che hai da guardare?"
"Non sto guardando niente...conto"
"Conti? E cosa conti?"
"Sto contando quante forcine togli dai capelli e quanti giri di elastico ti passi tra le dita per legare la coda..."
"Non ti capisco, e perché lo fai?"
"Quante persone credi che sappiano in questa stanza quante forcine avevi nei capelli?"
"Credo nessuno, non lo so nemmeno io...ma che importanza ha? Perché t'interessa?"
"M'interessi tu, sopra ogni altra cosa"
"...e quindi conti le mie forcine"
"E quindi conto le tue forcine, si...sono i particolari, le piccole cose, questo ci distingue, e questo voglio conoscere"
"Mm...e quali altri particolari vuoi conoscere?"
"Il rumore dei tuoi passi sulle scale, il suono del campanello alla porta quando sei tu a suonarlo, quanto riempi un bicchiere a tavola, che odore ha il tuo cuscino al mattino, quanti minuti fai cuocere la pasta, come ti succhi il dito se ti tagli, quanti nodi fai alle stringhe delle scarpe, cosa scrivi sugli specchi appannati dal vapore della doccia, che forma prendono le tue labbra un'attimo prima di piangere e i tuoi occhi un attimo prima di ridere, con che mano sfogli i libri, come tieni la penna tra le dita, come saluti il casellante dopo aver pagato, quanto riesci a tenere il fiato sott'acqua, il tuo colore preferito per le mollette del bucato, la faccia che fai se mangi un limone, la faccia che fai se cerco di baciarti, l'impronta dei tuoi piedi nella sabbia, l'impronta delle tue mani nell'erba fresca, come ti si affanna il respiro dopo una corsa..."
"....e...nient'altro?"
"Questi e tutti quelli che potrò amare"
"Le piccole cose, eh?"
"Si, le piccole cose"