martedì 30 ottobre 2007

La Rosy

Un'ora e mezza seduto di fronte a una che avrà si e no la mia età, indottrinata a dovere, mentre esaurisce un canovaccio logoro che oramai sa a memoria, grasso e gonfio di parole tanto al chilo: "Siamo in fase di start-up", "Competitors", "Quality analyzer", "Feed back", "Step by step"...tutte con il loro bravo corrispettivo italiano, ma questa è la capitale economica del paese e pure se hai studiato Scienze della Formazione e non sei fresco di Bocconi devi seguire il gregge. Saluto, sorriso, stretta di mano e scendo. Saluto anche il portiere che ricambia e butta lì "Allora? Com'è andato il colloquio?"...iniziamo a parlare, del più e del meno, un pò perchè non ho altro da fare, un pò perchè mi piace il suo accento milanese, oggi merce rara a Milano. Mi offre una sigaretta e mi racconta di quando le vendevano sfuse, di quando l'avvocato, il parroco e il farmacista contavano sul serio, di quando una laurea valeva davvero. Di quando c'era la sua Rosy, che era la più bella di tutte, che gl'altri si giravano a guardarla. La Rosy, che si stringeva stretta per non scivolare dalla Vespa, quando la portava in Brera, che leggeva poesie in francese e lui stava perso ad ascoltarla, anche se non ci capiva nulla. "Uè, ma la tua Rosy dov'è che è? Non c'è?" "Si, no, non lo so...è ferma al porto" "Va là, va là, siete tutti matti voi giovani". Lo saluto come si saluta uno zio, scendo in metro, tra gente che va troppo di fretta e gente seduta a terra che non sa che farsene della fretta, in mezzo a ragazzi dalla pelle color dell'ebano e gli occhi profondi come pozzi, che hanno messo via i ventilatori tascabili e gli occhiali da sole per vendere ombrellini made in China; e mi sorprendo ad apprezzarmi, riflesso nei finestrini dei vagoni, dentro il mio vestito beige, mentre penso alla mia Rosy.

1 commento:

Anonimo ha detto...

Allora hai messo il vestito beige...per la cravatta cos'hai deciso?
Meglio metro sexual o casual?

toich