
Fatica ovunque. Sangue rappreso sotto lo zigomo, sapore metallico caldo e vivo in bocca, uno stiletto di dolore da tempia a tempia, occhio pesto, denti in frantumi, orecchio mozzo. Fatica sempre. Sicuro e ritto ad incassare colpi, pugni, bordate...sempre in piedi. Non avendo mai paura del dolore, senza quello non mi fido. Deve fare male. L'avversario non esiste o non conta, è solo una scusa per la coerenza, la determinazione, la fedeltà a se stessi, la naturale impossibilità della resa. Destinato a quattro angoli imbottiti e quattro file di corde parallele, destinato a non cadere mai. Sentirsi vivo e respirare solo ad un metro e settantotto da terra, meno non vale, meno non si può, meno non si riesce. Le gambe si muovono, danzano, scattano senza memoria del passo precedente, perchè non s'indietreggia mai, senza l'attesa dell'ultimo metro, perchè non si smette mai di avanzare.
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