T'ho incontrata un pomeriggio d'agosto, mi sei entrata dentro senza far rumore, in punta di piedi, senza voler disturbare troppo...fino a poi non lasciarne più, di spazio. Hai preso in mano il tuo scatolotto nero, me l'ho hai puntato contro e poi mentre pensavi - ma si, forse si...- d'improvviso il flash. Qualche secondo d'aspettare ed eccola, la mia fotografia, la mia anima, che tu hai preso tra pollice ed indice per soffiarci sopra sbatacchiandola con forza, perché si faccesse vedere. E lei, complice, s’è arresa imprimendosi sulla carta nera. L'hai presa sul palmo della mano, l'hai guardata e poi mentre pensavi - no, forse no...- ti ho vista di spalle che scappavi, mentre ti cadeva dalla dita.E ora che cosa me ne faccio della mia Polaroid?
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