giovedì 27 settembre 2007

Teone docet


25 Settembre 2007, h 22:10, SMS: "Penso di aver appena fatto una delle cagate più lunghe in tutta la storia della merda"....
In tutta la storia della merda!La storia della merda!!GENIO!!!

Barometro etilico

Una giornata atmosfericamente insopportabile, pioggia e sole, sole e pioggia, insopportabile: sole guasto che inquina la necessaria malinconia della mia pioggia, amica fredda e grigia che ride ai miei bronchi troppo delicati e alla mia buffa figura quando ci cammina dentro senza slancio, senza un trench logoro da esibire, senza prese di tabacco umide in tasca, senza una donna che abbia la nostalgia dei miei passi sulle scale. E' Hollywood che me lo ha messo nel culo, e gli piace pure. E allora lo alzo io il culo, quello della bottiglia, verso il soffitto, perché se lo mangi questo sole maledetto che mi stupra la tristezza di dosso. Lasciatemi con queste cinque lettere nella carne, notte e giorno, sole o pioggia, ciglia lunghe, dita affusolate, gambe bianche e labbra piccole nella luna...

"la luna era una farola y a ella me abrazé borracho y acabé buscando versos en el fondo de mi vaso..."[F.Cabrales]

mercoledì 26 settembre 2007

Ricompensa



"Con un sorriso mi ha rimesso al mondo,
con un sorriso solo
con un sorriso che non mi aspettavo,
con un sorriso gratis
ad un sorriso adesso che rispondo,
se non vuol niente in cambio
mi son seduto e ho usato
tutte le lacrime che non ho pianto" [
G.Paoli]

martedì 25 settembre 2007

"Rocky Marciano non conobbe il tappeto..."

Fatica ovunque. Sangue rappreso sotto lo zigomo, sapore metallico caldo e vivo in bocca, uno stiletto di dolore da tempia a tempia, occhio pesto, denti in frantumi, orecchio mozzo. Fatica sempre. Sicuro e ritto ad incassare colpi, pugni, bordate...sempre in piedi. Non avendo mai paura del dolore, senza quello non mi fido. Deve fare male. L'avversario non esiste o non conta, è solo una scusa per la coerenza, la determinazione, la fedeltà a se stessi, la naturale impossibilità della resa. Destinato a quattro angoli imbottiti e quattro file di corde parallele, destinato a non cadere mai. Sentirsi vivo e respirare solo ad un metro e settantotto da terra, meno non vale, meno non si può, meno non si riesce. Le gambe si muovono, danzano, scattano senza memoria del passo precedente, perchè non s'indietreggia mai, senza l'attesa dell'ultimo metro, perchè non si smette mai di avanzare.

Cor runghiellito s'arribella

Farguglia timorello dalle viscarre arruppagliate
e reto reto sal portente straforando rubiglione.

domenica 23 settembre 2007

Signora libertà, signorina Anarchia

Sono ormai troppi anni che è morto, che non racconta più, con parole nuove, la dignità degli umili, la nobiltà delle puttane, il naufragio dei reietti, l'infinito migrare di nomadi dai capelli di corvo e la pelle di cuoio, la meraviglia degli incompresi, la forza delle minoranze, la vergogna della maggioranza.

Due giorni fà, in un mercatino dell'usato la trovo: la registrazione, non so quanto legale, della Canzone del Maggio versione inedita..."La compro!!...non importa quanto!!!". Volo a casa. Audio scadente, forse rubato...ma va bene uguale. Inizia...

- Anche se il nostro maggio ha fatto a meno del vostro coraggio, se la paura di guardare vi ha fatto guardare in terra, se avete deciso in fretta che non era la vostra guerra voi non avete fermato il tempo gli avete fatto perdere tempo. E se vi siete detti non sta succedendo niente, le fabbriche riapriranno, arresteranno qualche studente convinti che fosse un gioco a cui avremmo giocato poco voi siete stati lo strumento per farci perdere un sacco di tempo. Se avete lasciato fare ai professionisti dei manganelli per liberarvi di noi canagliedi noi teppisti di noi ribelli lasciandoci in buonafede sanguinare sui marciapiedi anche se ora ve ne fregate, voi quella notte voi c'eravate. E se nei vostri quartieri tutto è rimasto come ieri, se sono rimasti a posto perfino i sassi nei vostri viali se avete preso per buone le "verità" dei vostri giornali non vi è rimasto nessun argomento per farci ancora perdere tempo. Lo conosciamo bene il vostro finto progresso il vostro comandamento"Ama il consumo come te stesso"e se voi lo avete osservato fino ad assolvere chi ci ha sparato verremo ancora alle vostre porte e grideremo ancora più forte voi non potete fermare il tempo
gli fate solo perdere tempo.-

Grazie Faber, ancora una volta.

sabato 22 settembre 2007

Polaroid

T'ho incontrata un pomeriggio d'agosto, mi sei entrata dentro senza far rumore, in punta di piedi, senza voler disturbare troppo...fino a poi non lasciarne più, di spazio. Hai preso in mano il tuo scatolotto nero, me l'ho hai puntato contro e poi mentre pensavi - ma si, forse si...- d'improvviso il flash. Qualche secondo d'aspettare ed eccola, la mia fotografia, la mia anima, che tu hai preso tra pollice ed indice per soffiarci sopra sbatacchiandola con forza, perché si faccesse vedere. E lei, complice, s’è arresa imprimendosi sulla carta nera. L'hai presa sul palmo della mano, l'hai guardata e poi mentre pensavi - no, forse no...- ti ho vista di spalle che scappavi, mentre ti cadeva dalla dita.

E ora che cosa me ne faccio della mia Polaroid?

Rincontri ravvicinati del terzo tipo

Il posacenere è davvero stracolmo, le bottiglie di birra non si contano più, tra quelle vuote sul tavolo e quelle piene di mozziconi a terra. Ecco che arriva un bello, mai visto in vita mia, o almeno così speravo.

"Cazzo ci fate qui?" "Toh, Ricky, ci sei anche tu?" "Stai ancora con quella figa dell'Università?" - giuro, nebbia totale, non so proprio chi sia, ma già lo odio - "Dai merde, andiamo al Dehor, sacco di gnocca sta sera". "Dai che ieri mi è anche arrivata quella buona"- sicuramente non l'ho conosciuto ad un incontro di poesia vittoriana - "Oh, allora, alzate il culo o no?" - va bene, hai due possibilità: o stai zitto o ti mando a cagare, scegli -. Democraticamente sceglo io per lui, mi alzo, infilo soldi, telefono e armonica nella borsa sporca di tabacco, accenno un saluto collettivo e me ne vado, dritto e deciso verso il parcheggio. Voglio solo andarmene a casa, spalmarmi sul divano, magari bermi la birra della buonanotte. Poi la vedo. Dio, saranno due anni, forse tre. Ed è ancora più bella di come la potessi ricordare. Tiene i suoi occhi lunghi e duri su di me, mentre si avvicina.

"Buonasera Dottore"
"Ciao "
"Andiamo?...". Non sono mai stati incontri di molte parole. La seguo. Salgo sulla sua macchina e in pochi minuti siamo sotto casa sua.
"Andiamo". Questa volta suona più come un ordine.
Il divano è sempre quello, le tende alle finestre sempre uguali, e il profumo di lavanda inconfondibile. Si avvicina al tavolinetto di legno e prende una bottiglia di Jack Daniels, a tre quarti. Poi due bicchieri dalla credenza in cucina, e ci sdraiamo sul divano. Ho sempre avuto un'intima difficoltà con le donne che reggono l'alcool più di me. La bottiglia non ne vuole più sapere di darcene, riversa sul tappeto verde. Allora lei si alza, una coperta rossa sulla abatjour e il vestito color ocra che cade, a far compagnia alla bottiglia. Si avvicina, poi indietreggia, l'afferro, si gira, sgabbia, poi torna...chissà come se la sta passando il bello?

venerdì 21 settembre 2007

I ravioli della nonna

Dito pigiato sul campanello. Due secondi possono bastare, mi auguro. Niente. Altri due secondi. Niente. Ecco, non c'è nessuno, mi toccherà mangiare da solo, e oggi proprio non è cosa. Altri due secondi. Finalmente sento il rumore sordo delle chiavi che girano nella serratura, lo sgancio metallico del piccolo cancello e la finestra del secondo piano che si apre. Mia nonna dall'alto e mio zio dal basso: "Cosa c'è?"
"Ehm, nulla, passavo così per salutare...disturbo? Stavate mangiando?"
"No no, mangeremo tra mezz'ora. Resti qui per pranzo?"
Sotto sotto mi vergogno, ma con la migliore delle facce possibili: "Ah, va bene dai, perchè no?". Rassicura sapere che sulle nonne si può sempre contare. Il pranzo, rassicurante pure quello: cucina contadina, di quelle vere, di quelle dove il rosso fa sangue, la lingua salmistrata anche d'estate, dove l'aglio per forza e la cipolla fa bene, dove tanto la tua morosina se ti vuole bene, ti bacia lo stesso, di quelle che non puoi negarti se sei reduce da una mattina nei campi...già, peccato che sia sveglio si e no da quindici minuti, e anche se non si è un amante del cornetto e cappucino, la colazione al Groppello qualche nostalgia arabica te la lascia.
Venti minuti venti dopo il pranzo è già finito, perchè "C'ho da stirare e pulire le lumache"...e le palpebre iniziano a perdere la scommessa.
Mi sveglio piuttosto rincoglionito, pronto a dare un senso a quel che resta del pomeriggio. Mi alzo dal divano di pelle nera, che si stira con rumori non molto piacevoli. "Ciao Noni, ciao Tavàn, io vado a casa!".
"Nonna? Io vado, tu che fai? Lumache?"
"Sto facendo dei ravioli per domani...se vuoi aiutarmi...".
Dopo un ora di stendi la pasta, fai pallette con il ripieno, "ancora un pò di farina", "attento che non si aprano", inizo a meditare un monumento a tutte le massaie mattarellute d'Italia. Ho la schiena a pezzi. Finalmente l'ultima sfoglia. Mia nonna mi guarda e con tranquillità:
"Come si chiama?".
"Come si chiama chi?".
"Questa ragazza...".
"Ragazza? Ma parli con me?".
"Guarda che non ne vale la pena...di piangere, tanto il pane che è destinato a te non te lo mangia nessuno".
"....ehm, va bene, grazie".
Mia nonna non è più rassicurante, mia nonna c'ha i poteri.