
25 Settembre 2007, h 22:10, SMS: "Penso di aver appena fatto una delle cagate più lunghe in tutta la storia della merda"....
In tutta la storia della merda!La storia della merda!!GENIO!!!
Sono ormai troppi anni che è morto, che non racconta più, con parole nuove, la dignità degli umili, la nobiltà delle puttane, il naufragio dei reietti, l'infinito migrare di nomadi dai capelli di corvo e la pelle di cuoio, la meraviglia degli incompresi, la forza delle minoranze, la vergogna della maggioranza.Grazie Faber, ancora una volta.
T'ho incontrata un pomeriggio d'agosto, mi sei entrata dentro senza far rumore, in punta di piedi, senza voler disturbare troppo...fino a poi non lasciarne più, di spazio. Hai preso in mano il tuo scatolotto nero, me l'ho hai puntato contro e poi mentre pensavi - ma si, forse si...- d'improvviso il flash. Qualche secondo d'aspettare ed eccola, la mia fotografia, la mia anima, che tu hai preso tra pollice ed indice per soffiarci sopra sbatacchiandola con forza, perché si faccesse vedere. E lei, complice, s’è arresa imprimendosi sulla carta nera. L'hai presa sul palmo della mano, l'hai guardata e poi mentre pensavi - no, forse no...- ti ho vista di spalle che scappavi, mentre ti cadeva dalla dita.Il posacenere è davvero stracolmo, le bottiglie di birra non si contano più, tra quelle vuote sul tavolo e quelle piene di mozziconi a terra. Ecco che arriva un bello, mai visto in vita mia, o almeno così speravo.
"Cazzo ci fate qui?" "Toh, Ricky, ci sei anche tu?" "Stai ancora con quella figa dell'Università?" - giuro, nebbia totale, non so proprio chi sia, ma già lo odio - "Dai merde, andiamo al Dehor, sacco di gnocca sta sera". "Dai che ieri mi è anche arrivata quella buona"- sicuramente non l'ho conosciuto ad un incontro di poesia vittoriana - "Oh, allora, alzate il culo o no?" - va bene, hai due possibilità: o stai zitto o ti mando a cagare, scegli -. Democraticamente sceglo io per lui, mi alzo, infilo soldi, telefono e armonica nella borsa sporca di tabacco, accenno un saluto collettivo e me ne vado, dritto e deciso verso il parcheggio. Voglio solo andarmene a casa, spalmarmi sul divano, magari bermi la birra della buonanotte. Poi la vedo. Dio, saranno due anni, forse tre. Ed è ancora più bella di come la potessi ricordare. Tiene i suoi occhi lunghi e duri su di me, mentre si avvicina.
"Buonasera Dottore"
"Ciao "
"Andiamo?...". Non sono mai stati incontri di molte parole. La seguo. Salgo sulla sua macchina e in pochi minuti siamo sotto casa sua.
"Andiamo". Questa volta suona più come un ordine.
Il divano è sempre quello, le tende alle finestre sempre uguali, e il profumo di lavanda inconfondibile. Si avvicina al tavolinetto di legno e prende una bottiglia di Jack Daniels, a tre quarti. Poi due bicchieri dalla credenza in cucina, e ci sdraiamo sul divano. Ho sempre avuto un'intima difficoltà con le donne che reggono l'alcool più di me. La bottiglia non ne vuole più sapere di darcene, riversa sul tappeto verde. Allora lei si alza, una coperta rossa sulla abatjour e il vestito color ocra che cade, a far compagnia alla bottiglia. Si avvicina, poi indietreggia, l'afferro, si gira, sgabbia, poi torna...chissà come se la sta passando il bello?
Dito pigiato sul campanello. Due secondi possono bastare, mi auguro. Niente. Altri due secondi. Niente. Ecco, non c'è nessuno, mi toccherà mangiare da solo, e oggi proprio non è cosa. Altri due secondi. Finalmente sento il rumore sordo delle chiavi che girano nella serratura, lo sgancio metallico del piccolo cancello e la finestra del secondo piano che si apre. Mia nonna dall'alto e mio zio dal basso: "Cosa c'è?"