domenica 29 maggio 2011

Sisifo

Ti ho cercata, ieri sera, tra i bicchieri e le risate degli amici,
negli occhi della ragazza che camminava veloce e voleva portarmi via,
nel profumo della menta selvatica vicino ai fossi,
nei capelli neri sul sedile accanto al mio,
ti ho cercata, ieri sera, tra le mie dita che giocavano con lo stelo di un fiore.
Continuo a cercare e non ti trovo.
Oggi è come ieri, ogni mattino come la sera.

domenica 1 maggio 2011

Piccole donne piangono

Non ricordo quanto tempo è passato, saranno tre, forse quattro anni. Stavamo andando a Roma, io e Matteo, era un Milano-Roma o forse Verona-Roma, poco cambia, poco importa, fermate solo a Bologna e Firenze. Un lungo tubo di metallo e rumore per una doppia via metallica e rumorosa che scende verso Sud, oltre il Po, ben oltre il Rubicone. Non ricordo neppure il motivo per cui andavamo a Roma, anche se non si ha necessariamente bisogno di un motivo o di una scusa per andare a Roma: è come un'amante bella e esperta che non si stupisce quando vai da lei e non ti chiede spiegazioni, sa benissimo perché sei li, e si lascia guardare in silenzio, prima dell'amore.

Sul lungo tubo di metallo, parole, musica negli orecchi, denti che masticano, occhi che ridono, vite che scendono, vite che salgono, teste che dormono ciondolanti dallo schienale. Lei sale a Bologna, ha stivali neri, una gonna nera a fiori rossi, una camicia stretta, nera anche quella e aperta fino al terzo bottone. Un caschetto rosso con i capelli che chiudono ai lati il viso magro nascosto da un paio di Ray-Ban azzurri su montatura dorata, un naso sottile e impertinente, labbra piccole e carnose.

I quattro sedili a fianco ai nostri sono tutti liberi, prende posto in quello più vicino al mio, seduta con le gambe dondolanti nel corridoio, oltre il bracciolo. Mi guarda sfrontata, mi fissa senza espressione, gli occhi ben nascosti dalle lenti colorate. Io ricambio lo sguardo, lei si alza e sparisce oltre la porta del vagone. Decido di non seguirla, sfiorato per un istante dalla eccitante ancorché scomoda consapevolezza dell’uomo oggetto e poi più seriamente convinto dall’idea di aver frainteso, seppur con una punta di rammarico. Fermiamo a Firenze, mi alzo e vado a cercarla, forse per orgoglio di mascolina conquista o forse per più delicata e femminea curiosità: la trovo, qualche vagone più in coda, premuta contro un finestrone unto, indaffarata in un bacio annoiato e gonfio di fredda sessualità, con un ragazzo alto e corpulento, ancora segnato dall’acne giovanile. Forse non mi ero sbagliato del tutto. Torno al mio posto, il treno riparte, penso a lei. Arriviamo a Roma, e prima di scendere la rivedo, nel divisorio tra due vagoni, vicino al cesso, seduta sulla sua grossa valigia, che piange lacrime lunghe sulle guance arrossate. Non la rivedrò mai più, non ho nemmeno saputo come si chiama, ma mi piace immaginarle un nome da eroina, sbandata nel vento.

lunedì 11 aprile 2011

Caldo Aprile

Vestivamo di stoffa bianca, la foto con il nome al petto, e il taccuino degli appunti in mano. Fumavamo nella carta, con il cilindro piccolo di cotone, e un ciuffo biondo che cercava fuoco. Aspettavamo tutti in coda, vassoio in mano, con lo stomaco grande per la fame e le spalle pesanti. Cercavamo di studiare, sui libri alti, nella stanza gialla e acre di respiri lenti e stanchi. Aprile è caldo come mai prima e non so com'è, ma se ti guardo, mi si ferma ancora il cuore.

E quannu t'ancontru 'nda strata mi veni 'na scossa 'ndo cori 'ccu tuttu ca fora si mori na' mori stranizza d'amuri, I'amuri.
[F.Battiato]

mercoledì 6 aprile 2011

Sancho enamorado

E questo pazzo, alto e secco hidalgo manchego, che va delirando con una scodella da barbiere in testa? Invece di un destriero da battaglia cavalca un vecchio ronzino pulcioso e insicuro sulle gambe, e al posto di un impavido scudiero, si ritrova me, rotondo, basso e umile contadino. A far d'osterie castelli, di mulini giganti e di pecore soldati, manca poco che ci rimettiamo la pellaccia! E se al mio amico Don Alonso non son serviti roghi di carta per ridargli la ragione, a me non basta il vino per dimenticarti! E allora forse lo lascerò nel bosco, il Fantastico Nobiluomo, mi pulirò barba e baffi, e verrò a cercarti, amore mio!

domenica 27 marzo 2011

Buon Compleanno

Vino e musica, e complicità di donne, parole lasciate sospese, risate crescere, e bambini giocare i nomi dei grandi, attorno al tavolo lungo di legno, carico d'amore e vassoi.
Un profumo di rosa canina passeggiarmi accanto,
il lago tremolante di luci nel golfo scuro di Salò,
e i tuoi capelli color del corvo,
tra una boccata di tabacco sulla panchina vecchia
e un bicchiere lasciato a metà.
E se m'incontrassi ora, non mi riconosceresti.