domenica 27 marzo 2011
Buon Compleanno
lunedì 21 marzo 2011
Federica sopra il cielo di Tripoli
mercoledì 9 marzo 2011
Il barbiere
Quanti modi di amare esistono? Qual è il modo giusto? Perché non fanno delle scuole dove s’insegna come amare? Forse non ci sarei andato comunque, forse non ci sono le scuole perché l’amore non esiste, anzi esiste ma non c’è, anzi c’è ma non si può vedere, anzi si può vedere ma non si può toccare, si è così, è come la crema da barba che massaggio sulle guance rasate, un odoroso velo trasparente che ti arrossa il viso e ti resta addosso, e tutti te lo vedono, te lo annusano, e sono invidiosi.
Tutti i signori che vengono da me, al mattino presto ancora assonnati di caffè, o la sera tardi, con gli occhi gonfi di stanchezza, a tutti loro riesco a vedere appiccicato addosso un amore, grande o piccolo che sia. Alcuni amano la loro giovane moglie, alcuni le donne degli altri, alcuni amano tutti la stessa giovane moglie, alcuni amano i cani, alcuni amano loro stessi, alcuni amano i mariti delle giovani mogli, alcuni la moglie invecchiata con loro, alcuni amano la moglie nonostante sia invecchiata con loro, alcuni amano l’Inter, alcuni amano i tramonti d’autunno, alcuni amano il gelato al fior di latte, alcuni amano la mamma, alcuni la mamma dei loro amici, alcuni amano il cioccolato, alcuni il colore arancione, alcuni la scienza, alcuni la filosofia, alcuni i cavalli.
Io? Io amo le mie forbici, i miei rasoi, amo i miei profumi, le mie creme, i balsami, la schiuma delle frizioni, amo il mio specchio grande che riflette il verde delle poltrone, amo le mie poltrone, amo il cartellino con l’orario alla porta.
Io amo quando taglio i capelli, li vedo volare a terra e li sento cadere senza rumore sul luminoso pavimento di marmo bianco e nero. Amo quando rado la barba ai miei clienti e la lama precisa che lascia la pelle ne ravviva il colore, quasi a farla vergognare di essere così morbida e delicata.
Poi, quattro mesi da oggi, o forse cinque, ho conosciuto Barbara, e da quell’istante la sento nello “zac-zac” delle forbici, la vedo riflessa nello specchio grande, l’accarezzo negli asciugamani caldi, la cerco nello scintillio metallico del rasoio, taglio tutti i capelli come se fossero i suoi, scelgo ogni colonia come se fosse per lei, mi comporto in ogni momento come se lei mi stesse guardando, e la amo, e non riesco a smettere, come se non avessi mai amato altro prima di lei.
lunedì 28 febbraio 2011
Piove
Piove, e tra non molto andremo a caccia di brune lumache che si sporgono all’erba verde.
Piove, e se è pioggia che bevi, vorrei rinascere alta e ardesia, come le nuvole del tuo cielo.
Piove, e gli ombrelli gonfi si son chiusi tutti, lasciandoci l’umido mestiere di separare lacrime e acqua.
Piove, e le barche giù al porto hanno perso la vela, mentre stanno morendo di freddo e di noia.
Piove, e vorrei conoscere il nome del legno che ti ripara il sonno e il colore dei fiori che sceglierai domani, per il tavolo della colazione.
venerdì 11 febbraio 2011
Il resto
Misticanza d’insalata: lattughino biondo, lattughino rosso, rucola, spinacino, romana.
Mazzancolle, due etti: grigio pallide, traslucide e carnose, nostalgicamente decapodiche, di Mar Adriatico.
Avocado, trecento grammi: rugoso, oleoso, morbido verde, duro testardo marrone opaco di seme ovale e intatto.
Uova di pesce volante: schiumose, piccole, tenaci perle aranciate.
Latteo, eburneo, liquefatto yogurt.
Una busta di tenue cotone etiope, cucita a mano.
Mancano 70 dorati centesimi per avere un resto tondo. Non li ho; nessun problema, aspetto, non ho fretta, aspetto se ti devono portare le monete per il mio resto. Aspetto.
Nel frattempo, “Oggi eri strano”. Si, oggi ero strano.