dalle tue lacrime nasco, in mani di radici, in capelli d’edera,
in sorrisi di calicanto.
lasciando nuova cenere per la mia terra.
Signor padrone, hai visto come le tue figlie giocano l’amore senza un anello al dito?
Signor padrone, hai visto come tua moglie manca il primo bottone quando indossa il vestito?
Signor padrone, i tuoi cani li affami con il disprezzo, signor padrone, non tutti gli uomini si specchiano dentro al pozzo.
Signor padrone, domani non cercarmi, che ho scelto una ragione più sincera a cui lasciare le mie armi.
Signor padrone, il tuo vomito è disgustoso quanto il mio.
Vento scuro, e ti nascondo nella borsa buia della sera, che sono molte e sole le parole che ho usato per dirti di me, frasi che ieri non sapevo, oggi non vorrei, ma domani cercherò di nuovo. Tu pagami un sorriso se proprio non ne vuoi fare a meno.
Ti sei scelta stivali troppo stretti perché possa camminarti insieme, hai lasciato troppi gatti ad aspettare sulla porta, mentre Sara guarda dalla finestra e non vuol capire che se c’è la neve l’estate è finita, e la strada dell’ulivo, bagnata di freddo, non ti riporterà più qui.
Allora spegne le candele e un sogno di cera molle e fumo è quello che hai lasciato.