Matilde ha otto anni e le ginocchia sbucciate, i capelli neri come la pece, quasi viola sotto la luna e legati in due trecce morbide. Gialli e verdi i fiocchi dei nodi. Sta seguendo le gambe lunghe e veloci di suo fratello tra i campi, schivando rovi, saltando fossi, improvvisando nuovi sentieri come una piccola esploratrice.
“Aspettami Ettore! Non correre così, non ce la faccio!”
“Muoviti Matilde, te l’avevo detto di non venire se non ce la fai!”
“Ettore!!”, Matilde punta i piedi, le braccia conserte al petto, i pugni stretti e le lacrime, calde sul viso duro e imbronciato, che le affannano ancor più il respiro.
“Chi me lo ha fatto fare di portarti?!” Ettore sorride e la prende in spalla, Matilde si lega stretto al fratello, rispondendo al sorriso.
“Guarda Ettore, guarda quante stelle!”.
Ettore, riprendendo a correre :“Il nonno dice che alcune di quelle stelle non ci sono più, ma noi continuiamo a vederle”
“Smettila di prendermi in giro, non è possibile!”
“Si si, il nonno dice che è vero e dice pure che non sono tutte stelle quelle li. Ci sono anche dei pianeti!”
“Ettore? Anche il nostro è un pianeta?”
“Si, credo di sì”
“Allora anche noi brilliamo?”
“Dai che è tardi, lascia stare queste stupidaggini e non farmi buttare il fiato”
Matilde continua a sorridere, in groppa al fratello, mentre si guarda le braccia nude che brillano davvero nel plenilunio.
Si sente da lontano lo sferragliare dei treni e il rumore della ferrovia, manca poco.